Detersivi ecologici alla spina

Ho consultato diversi siti e blog in cui si è parlato e discusso a lungo di detersivi alla spina. Ho dedotto che alcuni lo utilizzano come un’estensione di pratiche ecologiche già in atto, come ad esempio i negozi bio che già vendono detergenza ecologica, e che vogliono proporre alla loro clientela uno strumento (la spina) che ci rende ancor più sensibili agli sprechi energetici e di materie prime. Altri negozianti o grandi catene di distribuzione fanno uso della spina come bandiera ecologica da porre davanti ai propri punti vendita, fermandosi lì. Anche questa seconda opzione è positiva, perchè oggettivamente la distribuzione alla spina fa risparmiare in emissioni di CO2, sprechi di materiali plastici, costi di trasporto, etc. ma in qualche modo offre al commerciante e al cliente stesso una sorta di cuscinetto etico-ambientalista dove poggiare la propria coscienza. Per cui per me la prima è la strada da intraprendere.

Dice giustamente il blog dei biodetersivi che per comprendere l’effettivo risparmio ambientale nella distribuzione dei detersivi occorre valutare il contenuto oltre che il contenitore. Se infatti un detersivo è ecologico, esso non è solamente meno inquinante, ma è anche concentrato, cioè se ne usa di meno rispetto a un detersivo tradizionale, a volte addiritturà la metà. Servono quindi meno flaconi di plastica per un detersivo ecologico, e voilà che si spreca meno già in partenza.

Altra osservazione intelligente del blog, e sostenuta da un’analisi riportata su Zeroemission TV, è che occorre pensare all’impatto ambientale dei flaconi refill (ricarica). Per essere sostenibili i flaconi devono essere utilizzati almeno 3-4 volte, io direi 5-6, per far sì cioè che il loro costo ambientale venga neutralizzato (distribuzione, lavaggio, trasporto, smaltimento dei flaconi). Più una zona ha un alto tasso di smaltimento rifiuti differenziati, e più alto è il numero di volte che il consumatore deve riutilizzare il flacone per essere sostenibile.  La ricerca citata sul blog conclude che il sistema della detergenza sfusa  è “molto conveniente se i consumatori riutilizzano più volte i contenitori vuoti, se non sono previsti tanti spostamenti da casa al distributore e dalla fabbrica al distributore e in una zona dove non esistono raccolta differenziata e riciclo”. (leggi fonte).

Invito i lettori a darmi consigli su come diminuire l’impatto ambientale delle taniche di plastica una volta vuote e pronte per essere riempite nuovamente dal produttore. Questo processo per legge necessita un lavaggio di pulizia e igienizzazione prima che le taniche possano essere riempite, anche se si tratta dello stesso liquido. Ai nostri negozi diamo fusti di 30L riempiti con taniche da 10L, e attendiamo almeno 10 taniche prima di rispedirle al nostro produttore Allegro Natura. Qualcuno ha sperimentato le buste di plastica speciali? Sono resistenti? Da chi si comprano?

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UPLOAD: per chi cercasse una detergenza naturale ma non avesse tempo per il fai da te… ci permettiamo di consigliarvi ldetergenza ecologica… magari in formato maxxxi così ci sarà un forte risparmio economico e dell’ambiente (meno contenitori!!)

Progetto compostaggio all’AMA di Roma

Parto da una premessa quantificabile, che trovi a grandi caratteri sul sito del CIC, il consorzio italiano compostatori:

L’anno scorso i compostatori italiani hanno trattato 3.600.000 ton (tre milioni seicentomila tonnellate) di rifiuti verdi, scarti organici e fanghi. Se questi rifiuti non fosserto stati differenziati e fossero finiti direttamente in discarica, il loro smaltimento avrebbe richiesto l’emissione di 7.200.000 ton (sette milioni duecentomila tonnellate) di CO2 in atmosfera.

E’ passato ormai un anno da quando sono andata a parlare all’AMA Roma (Agenzia Municipalizzata Ambiente) con un progetto in mano che avrebbe aumentato la raccolta differenziata e il riciclaggio delle frazioni organiche compostabili.

Non so su quale scrivania sia finita questa proposta, dopo la riorganizzazione del CDA dell’AMA nel frattempo avvenuta. Ho deciso dunque di promuoverla qui, sperando che venga letta, valutata e che qualcuno mi contatti proponendo di lavorare insieme.

PROGETTO “CHIUDI IL CICLO” - presentato da Minimo Impatto a AMA

Premessa
Il progetto è stato pensato per fornire al Comune di Roma nuovi strumenti per spingere più efficacemente l’iniziativa della raccolta differenziata, in particolare la raccolta del compost, sul territorio romano e laziale, con lo scopo di aumentare la percentuale del differenziato di almeno 2-3% nei prossimi 12 mesi.

Descrizione progetto
Secondo il progetto “chiudi il ciclo” AMA e Minimo Impatto propongono al Comune di Roma di chiudere il “ciclo del riciclo”, precisamente in tre ambiti:

1.    là dove l’uso di materiale compostabile è stato obbligatoriamente adottato per decisione comunale (da Settembre 2007 tutte le mense scolastiche del Comune di Roma obbligano l’uso di stoviglie monouso compostabili in sostituzione della plastica; l’alternativa è l’uso di stoviglie lavabili, ma comunque non di plastica)
2.    là dove la raccolta differenziata è stata imposta dalla legge ma non ancora attuata (almeno il 30% di raccolta differenziata presso uffici amministativi, locali ed enti pubblici, ASL, ospedali, etc)
3.    presso grandi utenze private dove il consumo di prodotti monouso è primario (es. catene fast food) e dove l’acquisto di materiale riciclato ai fini produttivi ha un’incidenza importante (es. cartiere, produttori di bottiglie) e organizzazioni ambientaliste che hanno tutto l’interesse a riciclare.

Secondo questo progetto, AMA e Minimo Impatto provvedono al miglioramento della raccolta differenziata:

1.    presso tutte le mense scolastiche che fanno capo al Comune di Roma, che al momento usano piatti, bicchieri, posate compostabili senza che vengano differenziate dagli altri rifiuti
2.    presso gli uffici del Comune, della Regione, della Provincia di Roma, i locali e gli enti pubblici, le asl, gli ospedali, etc che per legge hanno l’obbligo di differenziare la raccolta almeno al 30%
3.    presso grandi utenze private stimolate con bonus come Mac Donalds (ce ne 50 solo nel territorio laziale), Burger King, etc, associazioni ambientaliste come WWF e i suoi centri Oasi, Legambiente, Italia Nostra, Lipu, etc, e grandi società che usano materiale riciclato (cartieri, produttori bottiglie, etc).

Nel caso delle grandi utenze private, dove l’utente non é obbligato per legge a differenziare i rifiuti, si prevede l’uso di bonus incentivanti (riduzione Tari, rivendita a prezzo competitivo di materiale riciclato, bonus per la riduzione globale di consumi) unito all’impegno delle aziende di bandire la plastica e utilizzare prodotti monouso compostabili secondo la Norma UNI EN 13432 del 2002.

AMA si impegna nella raccolta e smaltimento del compostabile, Minimo Impatto si impegna ad affiancare AMA nello sforzo di informazione e comunicazione alle nuove utenze e nella fornitura dei materiali necessari al progetto (sacchetti, cestini, bidoncini, monouso compostabile, etc), nonché, ove possibile, nel prelievo per conto di AMA del compostabile presso le suddette utenze.

Risultato
Il risultato dell’operazione si valuta in termini di aumento di punti percentuali della raccolta differenziata, di riduzione dell’emissione di CO2 nell’atmosfera e di riduzione costi smaltimento per l’AMA (e quindi per il Comune di Roma).

Mappatura del territorio con i locali “obiettivo”
E’ necessaria una mappatura del territorio di competenza dell’AMA con tutti gli enti, i locali, gli ospedali, le grandi utenze e le mense scolastiche dove verrà effettuata la raccolta del differenziato.

Programma di raccolta e smaltimento compostaggio e costi
Il progetto prevede uno studio da presentare al Comune di Roma sulla stima dei costi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti organici

Programma di comunicazione alle grandi utenze
Si sfrutteranno i canali di comunicazione del Comune di Roma per una campagna  di informazione a tutte le utenze del territorio e per una campagna di adesione nuove utenze